martedì 12 luglio 2016

Sala Tricolore, una vittoria a di Pirro per il partito di maggioranza assoluta


Stefano Morselli

    1. Da giornalista, ho passato molte giornate nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia, per seguire e riferire i dibattiti in consiglio comunale. Ieri pomeriggio, dopo parecchio tempo, ci sono tornato per assistere da semplice curioso alla discussione di mozioni e ordini del giorno sul referendum costituzionale. E’ accaduto che il Pd - credo per la prima volta, almeno su un argomento di questo rilievo politico - ha subito una sconfitta simbolica e si è salvato per il rotto della cuffia da una sconfitta anche numerica. Se si considera che il Pd, sulla carta, ha da solo ha la maggioranza assoluta dei consiglieri, non è un fatto da poco.

      L’antefatto è una mozione presentata due mesi fa dalla consigliera Lucia Lusenti, di Sel-Sinistra Italiana, che pure (finora) fa parte della maggioranza ma ovviamente sul referendum ha una posizione opposta alla maggioranza Pd. Al testo originario sono poi state apportate alcune modifiche, concordate con alcuni consiglieri Pd a loro volta in dissenso con la linea ufficiale del loro partito. Infine, la mozione – in sostanza, un appello per favorire la massima informazione ai cittadini e il massimo confronto pubblico tra le diverse opinioni - è approdata in Sala del Tricolore, con buone speranze di essere approvata, proprio per la convergenza di un pezzo di Pd, oltre che di tutti i gruppi di opposizione. E’ allora partita la “contraerea” del Pd, preoccupato che fossero altri a indicare l’agenda e che risultasse in qualche modo smentito il recente, enfatico pronunciamento del sindaco Vecchi, insieme ad altri sindaci, in favore della modifica costituzionale e del governo Renzi.

      La contraerea Pd ha prodotto un altro ordine del giorno, scritto in politichese vago e involuto, tale da tenere apparentemente insieme le proprie contrapposte anime. E, soprattutto, ha prodotto la non gloriosa retromarcia di alcuni – non tutti: i consiglieri Scarpino e De Lucia hanno tenuto botta, il consigliere Saccardi si è astenuto – di quelli che avevano promesso sostegno alla mozione Lusenti. La quale ha così ottenuto 14 voti a favore, 14 contrari, una astensione. Un risultato di perfetta parità, che però, a norma di regolamento, respinge la mozione. Con lacrime della Lusenti, mollata nella volata finale da qualche “alleato” non proprio cuor di leone. Tutt’altro, comunque, il senso politico della vicenda, evidenziato anche da dichiarati mal di pancia : “Voto contro con grande sofferenza”, non si è trattenuta la consigliera Roberta Pavarini, rendendo esplicita l’atmosfera surreale. E dopo la votazione, rivestendo per un momento i panni del cronista, non ho faticato a raccogliere da qualche consigliere Pd commenti ufficiosi anche più netti: “La sostanza è una sconfitta politica dei renziani”.

      Sarà pure così. Però, non è bello vedere, tanto nitidamente, consiglieri che pensano una cosa e ne votano un’altra.

Lacerato il tessuto della maggioranza. Il Pd a Reggio Emilia ha paura del confronto sui contenuti del referendum costituzionale.

Michele Bonforte

Il re è nudo. Ieri pomeriggio la maggioranza del PD (e una parte della sua pavida minoranza) ha affossato la mozione presentata due mesi fa da Lucia Lusenti (consigliera di Sinistra Italiana - Sinistra Ecologia Libertà) in consiglio comunale di Reggio Emilia.
Dopo aver cercato per settimane di evitare la discussione, alla fine il PD ha scelto di bocciare una mozione presentata da un partito che fa parte della maggioranza.
Quello che è stato respinto non è un giudizio sul referendum costituzionale, su cui ovviamente ognuno ha il suo, ma la richiesta che la giunta organizzasse momenti alti di confronto fra le ragioni del SI e del NO, per rendere consapevole il voto dei cittadini.
Lo ha precisato con nettezza l’assessore Valeria Montanari, che ha circoscritto l’impegno del comune agli stretti adempimenti previsti dalla legge, per informare i cittadini come e quando si voterà, ma non su cosa si voterà.
Mentre Luca Vecchi aderisce, come Sindaco e non come privato cittadino, agli appelli per il SI, si è voluto impedire che Reggio Emilia, città storicamente legata alla costituzione repubblicana, divenisse il luogo del confronto su un tema che avrà in ogni caso un forte impatto sulla vita democratica del paese.
Il PD ha scelto di lacerare il tessuto della maggioranza. Si è negato ad una forza politica che responsabilmente sostiene da due anni l’operato della giunta, quello che è un’attività ordinaria dell’amministrazione: organizzare eventi di alto valore simbolico su temi centrali nella vita politica e sociale del paese.
Ci si è adoperati per dare al ministro Maria Elena Boschi la platea per insultare i partigiani, si nega oggi il confronto di merito sulla riforma costituzionale.
Il PD ha paura delle idee, ed evidentemente preferisce un voto di schieramento che non un voto informato e consapevole.
Ieri pomeriggio in quel consiglio era netta anche una differenza di stile, direi quasi antropologica. Da un lato la nostra consigliera Lucia Lusenti, che con la sua caparbietà e le sue emozioni, chiamava tutti ad un voto libero e consapevole su un tema così importante, dall’altro il capogruppo del PD Andrea Capelli che usava tutti i sotterfugi della bassa politica, per indurre molti consiglieri del PD ad un voto contro le loro intime convizioni.

Voglio ringraziare Lucia Lusenti per quello che sta facendo, e i consiglieri del PD che hanno resistito all’ordine di allinearsi. Fra poche settimane si accorgeranno che pur essendo pochi in consiglio comunale, rappresentano una grossa parte, io credo la maggioranza, del popolo di sinistra nella nostra città.

venerdì 8 luglio 2016

Sindaci per il Si? A nome di chi?

Michele Bonforte

Schierare i Sindaci a sostegno del SI al referendum costituzionale è un segno di nervosismo e debolezza.
Arruolati a forza in favore di una riforma che danneggia i Comuni, stride il silenzio dell’appello dei sindaci sul ritorno ad un neocentralismo che depaupera gli Enti Locali di molte competenze e costituzionalizza la loro finanza derivata da decisioni dello Stato.
I Sindaci sono stati mobilitati non in quanto cittadini fra gli altri, ma in quanto rappresentanti delle città che governano, rischiando così di porli fra l’incudine di Renzi ed il martello dello scontento popolare per l’azione del governo.
I Sindaci per il SI non hanno ritenuto necessario sentire i propri consigli comunali. Non l’hanno fatto neanche quando ciò è stato richiesto, ed anzi si sono adoperati affinché qualunque discussione fosse evitata.
La ragione è che discutere nei consigli comunali significa rischiare di perdere, poiché ai voti delle opposizioni si potrebbero sommare quelli dei dissidenti interni al PD.
Tutti i sondaggi disponibili finora dicono che 1/3 dell’elettorato del PD intende votare NO. Quota non piccola e suscettibile di aumentare man mano che viene chiarita la portata autoritaria e confusionaria della riforma di Renzi.
Per Renzi è una lotta per la sopravvivenza, e rischia quindi di travolgere ogni cosa, ivi incluso il PD stesso e le maggioranze di centrosinistra sopravvissute a livello locale, come Bagnolo e Reggio Emilia.
Per questo è importante che gli esponenti del PD che sostengono le ragioni del NO si esprimano pubblicamente e siano in prima fila nella campagna referendaria.
Il Comitato per il NO, presieduto da Gustavo Zagrebelsky, nato intorno ad una solida cultura democratica, è il naturale riferimento di chi, da sinistra, vuole dare il proprio contributo.